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Vi siete mai chiesti perché il caffè è tanto diverso da bar a bar? Perché in alcuni si può bere anche senza zucchero mentre in altri la bocca rimane con un gusto amaro anche per molto tempo? E’ colpa della torrefazione, un trucco per nascondere il caffè cattivo e l’utilizzo di una miscela scadente. E’ come mettere tanti aromi e sapori sulla bistecca per non far scoprire che è vecchia di qualche giorno.
Il caffè mondiale si divide principalmente in tre tipi: arabica, robusta,
perla.
L’arabica è la qualità più pregiata, ha sapore più dolce e contiene meno
caffeina. La robusta è la qualità più scadente, meno pregiata, ricca di
caffeina. La perla praticamente non viene usata.
Se quindi nella miscela c’è tanta robusta, l’unico modo per nasconderla
è quella di tostare a fondo i grani. E purtroppo, in Italia, ormai si importa
più qualità robusta che arabica, probabilmente perché anche il nostro gusto
si è assuefatto.
Se però uscite dal bar con la bocca amara e impastata probabilmente non
avete bevuto un buon caffè!
Ma come fare a riconoscere una buona qualità del caffè che stiamo bevendo?
A casa è praticamente impossibile perché il caffè macinato diventa irriconoscibile.
Bisogna sperare sulla bontà delle etichette (che per legge non prevedono
di informare sulla composizione della polvere).
E’ invece più facile al bar.
L’espresso fatto con caffè di qualità arabica deve presentarsi con un velo
cremoso che rimane per qualche minuto anche dopo aver mescolato lo zucchero.
Se invece la miscela è fatta da più caffè di qualità robusta allora troveremo
nella tazzina più schiuma (non crema) che sparisce con il girare del cucchiaino.
Fonte: www.sicurezzalimentare.it
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