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Le olimpiadi sono importanti oggi ma lo erano ancora di più nell’antichità.
Nei giorni dei giochi tutto si fermava e tutti diventavano amici lasciando
da parte i frazionamenti politici, religiosi, razziali e sociali che dividevano
i greci fra loro e i greci dai barbari.
Addirittura l'anno dei giochi olimpici, in particolare, diventava il punto
di riferimento per la datazione di qualsiasi avvenimento storico. Il 673
a.C. del nostro calendario, per esempio, non esisteva, esisteva invece
il terzo anno dopo la 26ma olimpiade.
Inizialmente, ai giochi potevano partecipare solo i cittadini greci liberi
ma ben presto acquistò carattere internazionale: nel 476 a.C. la lista
dei campioni comprendeva uomini che venivano da Sinope e da Marsiglia.
Le guerre venivano sospese in tutto il territorio greco e l’ospitalità
diventava sovrana. Anzi, vennero introdotte penalità a quegli stati che
molestavano il turista diretto ad Olimpia.
Il fascino dei giochi era una febbre per tutti; protagonisti o spettatori
che fosse¬ro, gli uomini più illustri dell'antichità non disdegnarono
mai di parteciparvi, anche attivamente nelle varie discipline: Alcibiade
vinse nella quadriga, Platone due volte nel pancrazio (lotta libera),
ancora nella quadriga gli imperatori romani Tiberio e Nerone. Di uno dei
sette saggi greci, Talete di Mileto, filo¬sofo, matematico, astronomo
e fisico, si dice addirittura che sia morto sui gra¬dini dello stadio
olimpico colpito da un'insolazione. Ironia della sorte per l'uomo che
aveva misurato l'altezza del-le piramidi osservando la loro ombra.