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Aveva dei forti dolori allo stomaco e quindi è ricorsa al pronto soccorso
dell’ospedale Sant’Antonio di Padova. Siamo nel 2005.
Le diagnosticano in prima battuta una pancreatine acuta. Ma si devono
fare degli ulteriori accertamenti. Non a Padova, perché troppo affollato
ma alla Casa di Cura di Abano Terme. Lì le fanno due endoscopie e i campioni
prelevati vengono fatti analizzare al laboratorio. L’esito è quello peggiore:
cancro maligno.
Bisogna operare.
L’intervento viene eseguito all’Ospedale di Padova dove le viene asportato
il duodeno con la testa del pancreas e della via biliare terminale assieme
a tutti i linfonodi presenti nella regione interessata. L’intervento va
bene.
Gli organi prelevati vanno di nuovo al laboratorio per le analisi di rito.
Ma questa volta il referto è diverso: nessuna malignità, solo un “adenoma
tubolare della papilla”, una formazione benigna facilmente operabile con
un piccolo intervento.
La signora ha oggi 55 anni e ha deciso di citare in giudizio la Casa di
cura e il laboratorio di analisi per un risarcimento di 230 mila euro
per “danno biologico permanente valutabile in misura non inferiore al
40%”.
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